ALPEGGIO

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AZD. AGRICOLA ESTER PATERLINI: 18 anni in Malga Vaia

L’Alpe Vaia si configura come un caratteristico alpeggio di montagna con pascoli circondati da foreste nella parte bassa (1500 m).
La parte alta (2200 m) è caratterizzata da praterie alpine all’interno di un’ampia conca glaciale nel bacino del torrente Vaia (destra orografica della Val Caffaro) con ontaneti sui versanti, formazioni sparse di rododendri e presenze sporadiche di abeti e larici.
Foreste di abete rosso, abete bianco e faggio nelle basse quote.
La conca pascoliva è resa suggestiva dalla presenza di un laghetto ove è possibile esercitare la pesca sportiva.
L’alpeggio conta diversi fabbricati alcuni dei quali ristrutturati e gestiti in convenzione dall’Az. Agr. Ester Paterlini di Collio VT che a Vaia di Mezzo (1851 m. slm.) porta avanti anche una foresteria con ristoro.
In questo splendido luogo la famiglia Paterlini produce il formaggio Alpe Vaia e il burro di panna cruda da affioramento.
Il formaggio Alpe Vaia è un formaggio semigrasso a pasta extradura. prodotto con latte crudo e una piccola aggiunta di zafferano solo nel periodo estivo, da Giugno a Settembre, quando le vacche sono in alpeggio.

Attorno all’Alpe di Vaia e all’omonimo laghetto alpino ruota una misteriosa leggenda: C’erano una volta un malghese e un pastore. Come ogni estate, e come ancora oggi succede, anche quell’anno erano saliti con le loro mandrie al laghetto di “Vaia” per la stagione dell’alpeggio. Tra i due, tuttavia, non correva buon sangue e spesso si erano accusati reciprocamente di non saper badare al proprio bestiame: pecore e capre, è noto, non guardano molto i confini segnati dall’uomo e non di rado capitava che le bestie dell’uno o dell’altro invadessero i pascoli altrui. Un certo giorno i due iniziarono a discutere animatamente su chi fosse il migliore nel proprio lavoro. Si sa come vanno queste cose: una parola tira l’altra e, prima di rendersene conto, i due avevano già fatto una scommessa. Il malghese aveva iniziato dicendo al pastore: “Scommetti che riesco ad attraversare il lago dentro una mastella ”; il pastore aveva risposto al malghese: “Se ci riesci tu, ci riesco anch’io!” e tutti e due avevano infine esclamato: “Qua la mano… Scommettiamo!”. In men che non si dica, presi dalla foga del momento, i due stabilirono che il vincitore si sarebbe tenuto tutti i capi della mandria altrui, oltre ovviamente ai propri. Entrambi si resero immediatamente conto di quanto la scommessa fosse stupida, ma da veri montanari, erano troppo orgogliosi e cocciuti per ammetterlo. La prova sarebbe stata fatta comunque e così tirarono a sorte per vedere chi avrebbe dovuto tentare l’impresa per primo. Vinse il pastore. A proposito, la “mastella” è uno di quei recipienti che i casari utilizzano per far depositare il latte ed affiorare la panna: una sorta di grossa padella di legno, non molto piccola ma nemmeno tanto grande. Di sicuro, però, non certo delle dimensioni di una barca. All’inizio la navigazione sembrò andare bene, ma quando fu circa al centro del laghetto il pastore si sporse troppo da un lato e la mastella si riempì d’acqua, affondando in un baleno. Il malghese osservava con orrore il suo rivale cadere a capofitto nel lago ma, non sapendo nuotare, non poté aiutarlo. “Del resto – pensò – una scommessa è una scommessa…” e senza ulteriori indugi andò a prendere le pecore che ormai erano rimaste senza più padrone. Il giorno dopo il malghese si recò sui prati a far pascolare il bestiame, pecore e mucche, quando improvvisamente vide tra l’erba folta sulle sponde del lago un qualche cosa che lo terrorizzò. Era un teschio umano. Una volta ripreso, si avvicinò al cranio e gli sferrò con rabbia un forte calcio, ributtandolo in mezzo al laghetto. Il giorno dopo il malghese andò di nuovo al laghetto con la sua mandria e per la seconda volta trovò il teschio fuori dal lago. Nuovamente, lo rilanciò con rabbia tra le acque. La vicenda si ripeté anche il giorno successivo: il malghese andò al laghetto con la sua mandria, per la terza volta trovò il teschio fuori dall’acqua ed anche stavolta lo ributtò nel laghetto con un calcio.
Il malghese aveva però capito che quel teschio apparteneva al pastore affogato e quella notte, afflitto dai sensi di colpa, giurò che non avrebbe mai più fatto scommesse stupide in vita sua e che avrebbe invece costruito una cappella dove depositare il cranio dello sfortunato concorrente. Non solo: ogni giorno gli avrebbe portato fiori freschi e si sarebbe fermato a recitare una preghiera. Bisogna dire che quel malghese mantenne la parola. Il giorno dopo si mise al lavoro e, ancora oggi, è possibile vedere la piccola santella da lui costruita in località “Crapa di Vaia”.

Se guardate bene, sotto l’affresco che rappresenta la Vergine con San Rocco e San Fermo, potrete ancora vedere il teschio del povero pastore che lì riposa da quel giorno.

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FORMAGGI d’ALTURA: una giuda tra gli alpeggi dell’arco alpino

L’avvicinarsi dei mesi estivi mi spinge a presentare una guida per chi, escursionista o semplice appassionato di montagna, intende ricercare emozioni autentiche. Si tratta di ” Formaggi d’Altura”, la guida scritta da Beppe Caldera ed edita da Vivalda Editori nel 2012.

Copertina

Copertina

Il lavoro in oggetto è unico nel suo genere in quanto nel recensire oltre centosettanta malghe ed alpeggi dell’arco alpino si pone come obbiettivo non solo quello di stimolare la voglia di trekking, ma intende fornire altresì le indicazioni necessarie per esplorare e ricercare formaggi d’autore. Infatti dovete sapere che i caci realizzati in montagna, pur essendo accumunati da elementi tecnici comuni (taglio della cagliata a chicco di riso, semicottura, uso di latte crudo), sono tra loro molto diversi, non solo da regione a regione, ma a volte perfino nell’ambito della stessa valle. Questa diversità è dovuta alle essenze erbacee di cui si nutrono gli animali che crescendo in maniera differente  da pascolo a pascolo donano ai formaggi sentori e profumi mai uguali. Nella guida i formaggi sono il filo conduttore di un viaggio che porta il turista alla riscoperta di un patrimonio culturale materiale e immateriale di cui la montagna è ricca; sarà così possibile ammirare l’architettura dei fabbricati d’alpe, riscoprire i vecchi utensili usati nella caseificazione, apprendere gli antichi saperi legati alla lavorazione del latte. L’escursionista potrà così dare al proprio viaggio oltre ad una valenza ludica anche educativa. Dal punto di vista grafico, per ogni alpeggio recensito vengono fornite informazioni in ordine alla sua ubicazione, alla tipologia di formaggio prodotto, al tipo di animali caricati (vacche, capre, pecore). Molto utili sono poi le indicazioni riguardanti le strade di accesso, i recapiti, le coordinate GPS e le indicazioni cartografiche. Con questi dati alla mano il turista potrà interpetrare più facilmente il modo dell’alpeggio consentendogli di avvicinarsi con curiosità e voglia di imparare. E’ con questo auspicio che invito tutti coloro che hanno a cuore la montagna e il suo patrimonio a intraprendere i sentieri che portano alle terre alte.

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CASE DI VISO D’ALPEGGIO

 Case di Viso è un villaggio Alpestre situato in quota (1753 m.s.l.m.) dove, per la bellezza del paesaggio, il tempo pare essersi fermato.

panoramica del villaggio di Case di Viso

panoramica del villaggio di Case di Viso

Siamo a nord di Ponte di Legno: salendo per la valle che porta al passo Gavia, nei pressi di Pezzo (ultima frazione di Ponte) si gira a destra e ci si addentra nella valle di Viso. La valle di Viso è una tipica valle glaciale a forma di U la cui estremità è delimitata dalle cime Albiolo e Albiolino sulle quali correva la prima linea della Grande Guerra.
Oggi Case di Viso è una ridente località costituita per lo più da seconde case a vocazione turistica nonchè punto di partenza per numerosi itinerari che portano al Rifugio Bozzi (2487 m.s.l.m.) e da qui al paese di Pejo in Trentino.

laghetto nei pressi del rifugio Bozzi

laghetto nei pressi del rifugio Bozzi

Un tempo Case di Viso era l’alpeggio di Pezzo; ogni famiglia, nel periodo estivo, saliva con le proprie vacche (4/5 e non di più) per accedere all’erba dei verdi pascoli. Il latte che veniva munto era poi conferito ai caseifici turnari ( per anni i caseifici turnari sono stati due)  che lo cagliavano e lo trasformavano in burro e formaggio. Questa modalità di alpeggio si distingueva da quelle praticate in altre parti delle Valle Camonica dove invece o vi era  la malga gestita dal capo alpe  caricata con bestiame proveniente da diverse famiglie o la cascina singola simile al maso chiuso trentino dove ogni famiglia caseificava il proprio latte.

A Case di Viso la tradizione casearia è oggi portata avanti dal malgaro/casaro Andrea Bezzi il quale, con la propria mandria di Brune e qualche meticcia, pascola nel periodo estivo i versanti più dolci della valle.

vitelli

vitelli

Andrea Bezzi nel proprio caseificio situato a fianco del torrente

vista esterna del caseificio

vista esterna del caseificio

produce burro, ricotta, Silter e il “Case di Viso”.
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Il locale di caseificazione è piccolo ma ciò non è un limite alla qualità del formaggio prodotto: in un angolo il minicaseificio consente di lavorare i circa 10 quintali di latte provenienti dalle due mungiture quotidiane;

vista interna del caseificio

vista interna del caseificio

a lato, sopra il tavolo spersore, fanno bella mostra una ventina di ricotte; a fianco, la cagliata fresca  viene pressata nelle fascere;

cagliata pressata nelle fascere

cagliata pressata nelle fascere

di fronte, sul tavolo, troneggiano le forme stagionate di Case di Viso e di Silter,  quest’ultime riconscibili per i pitoti camuni impressi sullo scalzo;

varie forme di formaggio silter

varie forme di formaggio silter

Il pezzo forte o meglio il prodotto di punta del caseificio Bezzi e il Case di Viso d’Alpeggio.

 

formaggio Case di Viso d'alpeggio con leggera tara

formaggio Case di Viso d’alpeggio con leggera tara

Si tratta di un formaggio a latte intero (per intenderci non viene privato della panna di affioramento) prodotto solo nei mesi estivi. La temperatura di cottura della cagliata varia dai 40 ai 50° gradi centigradi a seconda che le vacche abbiano pascolato al solivo o al vago.
Il prodotto che ne scaturisce è sublime: al naso esprime i profumi dell’erba di montagna e di animale, come deve essere per un prodotto d’alpe. Di colore giallo, al palato la pasta compatta e leggermente umida risulta mordente, di notevole sapidità sopratutto in presenza della tara.
Il Sig. Bezzi è un esempio di come in montagna oggi si può fare un prodotto di alta qualità. La sua presenza a Case di Viso consente di portare avanti una tradizione secolare che merita di essere valorizzata. Lo ringrazio per il buon formaggio (il Case di Viso, e non poteva essere diversamente) e per la disponibilità prestatami.

Andrea Bezzi  e il sottoscritto (Zona Alpi)

Andrea Bezzi e il sottoscritto (Zona Alpi)

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MALGHE IN RETE, TREKKING NELLE TERRE ALTE

Questo blog inizia con la presentazione del  progetto Malghe in rete il cui obbiettivo è quello di valorizzare non solo il territorio montano e nel caso di specie quello bresciano ma anche, e sopratutto, quei prodotti d’alpeggio che rappresentano un presidio a tutela della biodiversità.

Dal punto di vista formale il progetto è stato presentato Mercoledì 2 aprile 2014; promosso dapprima dalla Provincia di Brescia con l’intenzione di valorizzare il comprensorio del Monte Guglielmo è stato successivamente coltivato dalla Comunità Montana del Sebino Bresciano. Nel concreto sono stati realizzati cinque anelli escursionistici (Punta Almana, Monte Guglielmo, Tredici Piante, Punta Caravina e Val Palot) e un percorso trekking di 55 Km che collegano tra loro alpeggi, malghe, rifugi ed agriturismi.

malghe in rete

Lungo i sentieri  sono stati installati 18 pannelli tematici a carattere didattico illustrativo che permetto all’escursionista di approfondire gli aspetti storici e culturali del territorio e della pratica dell’alpeggio.

E’ stato creato anche un sito  http://sebinfor.it/malgheinrete/ nel quale sono caricate le schede tecniche dei percorsi corredate da relativa cartina altimetrica e alcune fotografie dei paesaggi che ogni anello attraversa.

Camminando per i sentieri proposti l’escursionista avrà dunque la possibilità di ammirare meravigliosi paesaggi nonchè la fortuna di incontrare malghe e casere ove comprare direttamente dal produttore formagelle, ricotte fresche, silter, fiurit e burro. Così facendo, oltre a gustare prelibatezze dal gusto non standardizzato darà sostenibilità economica  al lavoro di questi uomini garantendone la sopravvivenza.

A questo punto non rimane che infilarsi gli scarponi ai piedi e lo zaino in spalla.