FORMAGGIO

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LA CASERA CONSORTILE DEL NOSTRANO VALTROMPIA DOP

Il formaggio Nostrano Valtrompia Dop procede senza intoppi nel suo percorso di rilancio e di incremento della produzione mediante la sistemazione delle prime 300 forme di formaggio Dop nella Casera Consortile di Stagionatura recuperata nell’ex galleria mineraria di 100 metri della frazione Graticelle, nel comune di Bovegno in Alte valle Trompia.

In realtà si tratta di una galleria accessoria che serviva da stoccaggio alla “The Brescia Mining and Metallurgican Compani Limited”, una società inglese che verso la fine dell’ottocento si mise a cercare piombo argentifero in località Costarica sotto il Monte Muffetto.

Sotto la guida dell’ing. William Scott vennero recuperate vecchie gallerie e scavate delle nuove ma nel volgere di pochi anni la Brescia Mining cessò le attività per esaurimento dei filoni.

Anche se le sorti della miniera non sono state alquanto felici, la Casera di Stagionatura Consortile rappresenta un grande punto di partenza per lo sviluppo del prodotto attesa la sua vocazione turistica sulla quale andrebbe la pena investire sia in termini di marketing territoriale che di storytelling.

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GUALBERTO MARTINI: l’artigiano del formaggio di capra

Una volta arrivati ad Artogne paese, bisogna affrontare una stradina stretta e lunga qualche chilometro prima di arrivare da Gualberto.
L’azienda Le Frise è nata nel 1982 e nel corso degli anni l’attività si è sempre più caratterizzata verso la produzione di formaggi caprini prodotti con latte di sole capre “Bionde dell’Adamello”, sposando in tal modo il progetto del Parco dell’Adamello per il recupero della suddetta razza autoctona e tipica della Valle Camonica.
Gualberto è altresì impegnato anche nella valorizzazione del formaggio Fatulì, un formaggio caprino, Presidio Slow Food, che presenta uno scalzo di circa 4-5 centimetri e una forma circolare del diametro di circa 10-12 centimetri. La sua caratteristica principale è l’affumicatura ottenuta bruciando rami e bacche di ginepro.

Da oltre trent’anni Gualberto si spende per dare alle proprie capre una alimentazione sana e naturale.
Ci racconta che “La qualità del latte dipende dalla razione alimentare, dalla qualità dei foraggi e dei cereali, dalla pulizia della lettiera sulla quale sostano le capre in stalla, dalla corretta mungitura e dall’igiene delle attrezzature e dei locali di trasformazione . In relazione ai cibi che la capra assume, nel suo rumine si crea una determinata acidità: a differenti gradi di acidità si sviluppano diversi ceppi batterici. È il metabolismo dei batteri, insieme agli aromi naturali contenuti negli alimenti, che caratterizza il sapore del latte. In fase di mungitura il latte viene poi “contaminato” da batteri lattici ambientali che a loro volta contribuiranno a caratterizzare il gusto del formaggio”.
L’applicazione di diverse tecnologie di trasformazione, l’uso di muffe selezionate, affinamenti particolari, consentono poi a Gualberto di produrre numerose varietà di formaggi: caprino fresco naturale od aromatizzato, stagionati naturali, affinati sotto la cenere, affinati in foglie di castagno o di fico, creme a crosta fiorita, robiole naturali a crosta fiorita o a crosta lavata, , erborinato di capra, formaggelle fresche e stagionate, il Fatulì affumicato.

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AZIENDA AGRICOLA PRESTELLO: LA VALLE CAMONICA DEL SILTER DOP e DEL FATULI’

L’azienda Agricola Prestello di Bontempi Barbara è attiva nell’allevamento delle capre di razza “bionda dell’Adamello” e di vacche di razza “bruna”.
E’ ubicata in Valle Camonica in località Prestello di Prestine, nel comune di Bienno.
Arrivati a Bienno, conosciuto come uno dei “Borghi più belli d’Italia” si sale verso l’abitato di Prestine, fino ad arrivare alla valle di Prestello.
L’azienda agricola si trova in una zona un po’ isolata contornata dal verde delle montagne della Valgrigna.
Le capre e le vacche, nella stagione estiva salgono a Malga Arcina verso il Passo Crocedomini mentre in inverno rimangono stanziali in stalla a Prestine.
L’azienda ha vinto più volte premi in svariati concorsi zootecnici e caseari a riconoscimento della professionalità e capacità nell’allevamento e nella lavorazione del latte, maturata da tutta la famiglia composta da mamma Barbara, papà Stefano, e le figlie Jessica e Ylenia.
L’azienda produce formaggi vaccini come il Silter DOP e il Casolet ma anche e soprattutto il rinomato Fatulì Presidio Slow Food prodotto con latte di capra di razza Bionda dell’Adamello.

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AMERIGO RICHIEDEI: NUOVA LINFA PER IL CASEIFICIO DI PEZZAZE

Grazie alle capacità ed alla testardaggine di Amerigo Richiedei, allevatore , produttore e stagionatore locale, ha riaperto le porte a Maggio del 2016, il caseificio comunale di Pezzaze, chiuso alla fine del 2015.
Amerigo è proprietario di circa cento vacche che passano i mesi invernali presso la Cascina al Monte, in località Coppi di Pezzaze e i quattro estivi in alpeggio a malga Prato Nuovo, quella che si distende dalla strada fino al crinale poco prima del Colle di San Zeno. Qui le vacche trovano erba buona, ricca di mille aromi che poi si trasferiscono al latte e poi al formaggio. Nelle vicine malghe Valle dei Faggi e Gandina stanno invece i vitelli e manzette.

L’arrivo di Americo è l’ultimo di una serie tormentata che ha visto passare per il Caseificio esperienze non troppo edificanti, ma questa volta sembra che ci sia la volontà di fare bene.
Amerigo è produttore esperto e da molti anni produce in proprio una quantità di latte che giustifica l’attività del caseificio: infatti vengono lavorati a regime circa 10 quintali al giorno per una produzione di qualità. Inoltre la filiera è tutte nelle sue mani essendo esso stesso allevatore, produttore, stagionatore e commerciante presso lo spaccio del caseificio.

I prodotti caseari propostati vanno dallo Stagionato, alla formaggella, passando per la ricotta e lo yogurt.
Menzione particolare va riconosciuta alla Robiola di Pezzaze, uno stracchino fresco, poco stagionato, come quello di una volta dal gusto decisamente burroso.

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GABRIELE FRANCINELLI: una laurea in zootecnia al servizio dell’allevamento caprino in montagna.

L’Azienda Agricola Francinelli Gabriele insiste su circa 30 ettari di prati e boschi, ed è situata in comune di Vallio Terme, lungo la strada provinciale che collega la città di Brescia con la Valle Sabbia. L’Azienda, a conduzione famigliare, è nata di recente grazie all’entusiasmo e alla passione di Gabriele, giovane laureato nel settore zootecnico, che ha saputo mettersi in gioco e realizzare il suo sogno.
L’attività principale è l’allevamento delle capre di razza Camosciata delle Alpi, con una piccola rappresentanza anche di capre Saanen. Inoltre, vengono allevati suini, tre vacche ed animali da cortile.
Il gregge di capre viene alimentato essenzialmente grazie alla produzione dei terreni nella disponibilità dell’Azienda; quando la stagione lo consente, le capre si alimentano direttamente al pascolo.
Nel piccolo caseificio aziendale, si produce soprattutto la formagella, ma anche caprini freschi e uno stagionato di capra molto gustoso. Dal siero rimasto dalla caseificazione di questi prodotti viene prodotta la ricotta.
Per i formaggi semi-stagionati come la formaggella e per quelli stagionati il latte viene scaldato a circa 36 gradi e la cagliata ottenuta viene rotta a chicco di riso. Una volta asciugati e salati a secco, vengono trasferiti nei locali di stagionatura per la maturazione, che durerà circa 2/3 mesi per la formaggella e 8/10 per lo stagionato.

I caprini freschi, invece, sono ottenuti dalla mediante coagulazione lattica. La lavorazione dura all’incirca 48 ore e, una volta posti negli stampini di formatura, sono pronti alla vendita.
Viene altresì prodotto lo yogurt che viene venduto perlopiù al naturale.

 

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AGRI’ DI VALTORTA: formaggio vaccino con innesto di pasta madre acida e caglio

Lungo la “Priula”, la via che collega Bergamo a Morbegno e ai Grigioni svizzeri, i boschi di castagno, i maggenghi e le cime frastagliate dei monti annunciano una terra difficile. Eppure nelle valli che si aprono lateralmente ( a sx: Valle Imagna, Val Taleggio e Val Stabina – a dx: Val Brembana) brillano pascoli sottratti ai massi dove le vacche e le capre sono di casa. In questi luoghi la tradizione casearia risale a quando i bergamini scendevano dagli alpeggi estivi per svernare nelle pianure del Lodigiano e del Bresciano durante il periodo invernale. In  Val Stabina a circa 900 metri slm, sorge l’abitato di Valtorta, un piccolo paese di 300 anime a pochi km dal comprensorio sciistico di Bobbio – Valtorta. Qui resiste ancora oggi un formaggio la cui tradizione risale alle notte dei tempi in ragione della particolare tecnica con cui il latte vaccino crudo viene lavorato.
Si tratta dell’AGRI’ di VALTORTA, un formaggino vaccino, dal peso di circa 50 grammi, prodotto con latte crudo, dal gusto acido a causa dell’utilizzo nella coagulazione di una parte di siero inacidicto rimasto dalla lavorazione precedente.

Agrì di Valtorta e stracchino all'antica delle Valli Orobiche

Agrì di Valtorta e stracchino all’antica delle Valli Orobiche

Alla vista risulta di forma cilindrica,  color bianco avorio nella versione fresca tende a divenire giallastro/grigio con la stagionatura. La pasta è sempre compatta, priva di occhiature. Al palato è acido, aromatico di pregievole consistenza soprattutto se mangiato in purezza.

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Tutelato  dal Presidio Slow Food, il centro di lavorazione è presso la Latteria Sociale di Valtorta, la quale ritirando giornalmente il latte da una dozzina di piccoli allevatori locali consente agli stessi una dignitosa sopravvivenza.

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CASEIFICIO TURNARIO DI PEJO: IL CASOLET

Scollinato il passo del Tonale (1.883 m.s.l.m.), confine naturale tra Lombardia e Trentino, si scende per un tratto nella Val di Sole fino al bivio che conduce a Pejo e alle sue frazioni. Subito lo sguardo è rapito dal massiccio del Cevedale che con i suoi 3.769 m.s.l.m si staglia all’orizzonte. Salendo la carrozzabile, superato l’agglomerato di Cogolo, si giunge dapprima a Pejo Fonti, nota località termale e poi, ancora più in alto a 1.584 m a Pejo Paese. Arrivati a Pejo Paese, colpisce innanzitutto l’imponente San Cristoforo del  Campanile

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e la presenza di masi, fabbricati rustici costruiti prevalentemente con pietra e legno, il cui nome di derivazione latina significa restare nel senso di possibilità di permanere con il bestiame nelle aree di pascolo situate al di fuori del paese.

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Qui la tradizione alpina di produrre formaggio trova la sua espressione nel Caseificio Turnario, l’ultimo del Trentino,

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nel quale viene prodotto il tipico “Casolet, presidio Slow Food”.

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Attualmente nel caseificio oltre al Casolet, si producono anche il “Pagaes” e il “Formagel de Covel”. Il primo è un formaggio vaccino, semigrasso, del peso di circa 7/9 Kg la cui stagionatura può arrivare anche a 24 mesi; il secondo, prodotto solo in malga con latte crudo,  ha una pezzatura di 3/4 Kg e stagiona dai due ai cinque mesi.

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Il nome Casolet ha origine latina: deriva da caseulus, piccolo formaggio a pasta cruda e tenera. E’ un tipico cacio di montagna prodotto con latte crudo intero. Un tempo si produceva solo in autunno, quando le mandrie erano già scese dall’alpeggio estivo e le vacche si apprestavano all’asciutta. Era il formaggio di casa per eccellenza che veniva consumato prevalentemente nei mesi invernali. Il peso delle forme si aggira normalmente intorno al chilogrammo ma può anche essere superiore, mai comunque oltre i due Kg. La stagionatura varia a seconda che si preferisca un prodotto più o meno maturo da 20 a 90 gironi.La sottile crosta è leggermente rugosa; la pasta è morbida, di color bianco con occhiatura piccola e sparsa. Al gusto i sentori di erba fresca lasciano un sapore dolce e delicato che lo rende apprezzabile come formaggio di fine pasto.

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Attualmente il Casolet viene prodotto quasi esclusivamente con latte vaccino; in estate però, quando viene conferito il latte delle capre monticate a Malga Covel, il Casolet diventa di capra.

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CASE DI VISO D’ALPEGGIO

 Case di Viso è un villaggio Alpestre situato in quota (1753 m.s.l.m.) dove, per la bellezza del paesaggio, il tempo pare essersi fermato.

panoramica del villaggio di Case di Viso

panoramica del villaggio di Case di Viso

Siamo a nord di Ponte di Legno: salendo per la valle che porta al passo Gavia, nei pressi di Pezzo (ultima frazione di Ponte) si gira a destra e ci si addentra nella valle di Viso. La valle di Viso è una tipica valle glaciale a forma di U la cui estremità è delimitata dalle cime Albiolo e Albiolino sulle quali correva la prima linea della Grande Guerra.
Oggi Case di Viso è una ridente località costituita per lo più da seconde case a vocazione turistica nonchè punto di partenza per numerosi itinerari che portano al Rifugio Bozzi (2487 m.s.l.m.) e da qui al paese di Pejo in Trentino.

laghetto nei pressi del rifugio Bozzi

laghetto nei pressi del rifugio Bozzi

Un tempo Case di Viso era l’alpeggio di Pezzo; ogni famiglia, nel periodo estivo, saliva con le proprie vacche (4/5 e non di più) per accedere all’erba dei verdi pascoli. Il latte che veniva munto era poi conferito ai caseifici turnari ( per anni i caseifici turnari sono stati due)  che lo cagliavano e lo trasformavano in burro e formaggio. Questa modalità di alpeggio si distingueva da quelle praticate in altre parti delle Valle Camonica dove invece o vi era  la malga gestita dal capo alpe  caricata con bestiame proveniente da diverse famiglie o la cascina singola simile al maso chiuso trentino dove ogni famiglia caseificava il proprio latte.

A Case di Viso la tradizione casearia è oggi portata avanti dal malgaro/casaro Andrea Bezzi il quale, con la propria mandria di Brune e qualche meticcia, pascola nel periodo estivo i versanti più dolci della valle.

vitelli

vitelli

Andrea Bezzi nel proprio caseificio situato a fianco del torrente

vista esterna del caseificio

vista esterna del caseificio

produce burro, ricotta, Silter e il “Case di Viso”.
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Il locale di caseificazione è piccolo ma ciò non è un limite alla qualità del formaggio prodotto: in un angolo il minicaseificio consente di lavorare i circa 10 quintali di latte provenienti dalle due mungiture quotidiane;

vista interna del caseificio

vista interna del caseificio

a lato, sopra il tavolo spersore, fanno bella mostra una ventina di ricotte; a fianco, la cagliata fresca  viene pressata nelle fascere;

cagliata pressata nelle fascere

cagliata pressata nelle fascere

di fronte, sul tavolo, troneggiano le forme stagionate di Case di Viso e di Silter,  quest’ultime riconscibili per i pitoti camuni impressi sullo scalzo;

varie forme di formaggio silter

varie forme di formaggio silter

Il pezzo forte o meglio il prodotto di punta del caseificio Bezzi e il Case di Viso d’Alpeggio.

 

formaggio Case di Viso d'alpeggio con leggera tara

formaggio Case di Viso d’alpeggio con leggera tara

Si tratta di un formaggio a latte intero (per intenderci non viene privato della panna di affioramento) prodotto solo nei mesi estivi. La temperatura di cottura della cagliata varia dai 40 ai 50° gradi centigradi a seconda che le vacche abbiano pascolato al solivo o al vago.
Il prodotto che ne scaturisce è sublime: al naso esprime i profumi dell’erba di montagna e di animale, come deve essere per un prodotto d’alpe. Di colore giallo, al palato la pasta compatta e leggermente umida risulta mordente, di notevole sapidità sopratutto in presenza della tara.
Il Sig. Bezzi è un esempio di come in montagna oggi si può fare un prodotto di alta qualità. La sua presenza a Case di Viso consente di portare avanti una tradizione secolare che merita di essere valorizzata. Lo ringrazio per il buon formaggio (il Case di Viso, e non poteva essere diversamente) e per la disponibilità prestatami.

Andrea Bezzi  e il sottoscritto (Zona Alpi)

Andrea Bezzi e il sottoscritto (Zona Alpi)

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IL NOSTRANO DI VALLE TROMPIA D.O.P.

Salendo da Brescia verso nord lungo la statale SS 345 delle Tre Valli si entra lentamente nella Valle Trompia. Dapprima il paesaggio è fortemente urbanizzato ma poi, pian piano che si sale, l’ambiente montano prende il sopravvento sino alle sommità dei Monti Maniva e Dasdana ove nasce il fiume Mella.

La media e bassa valle devono la loro fortuna all’industria meccanica che nel corso dei decenni passati ha portato tanta ricchezza. L’Alta Valle, negli stessi anni, si è impoverita e spopolata sotto la pressante richiesta di manodopoera proveniente dall’industria che ha portato via dai loro luoghi originari quegli uomini che fino ad allora erano allevatori o agricoltori.

In questo contesto, oggi, grazie alla passione di alcuni allevatori e all’aiuto delle istituzioni si sta tentando di far conoscere la Valle Trompia sotto un profilo diverso, quello gastronomico, attraverso la riscoperta di un prodotto caseario che per qualità e tradizione non ha nulla da invidiare ad altri e più blasonati formaggi.

Il prodotto caseario in oggetto è rappresentato dal Formaggio Nostrano di Valle Trompia che dopo un percorso burocratico lungo un decennio ha ottenuto nel 2012 la certificazione D.O.P

Volantino di promozione D.O.P Nostrano Valtrompia

Volantino di promozione D.O.P Nostrano Valtrompia

Si tratta di un prodotto di nicchia la cui tradizione affonda le radici nella storia della  valle stessa. Infatti le prime testimonianze risalgono al 1484 quando l’annalista Pietro Voltolino, a proposito del divieto di concedere a forestieri del comune di Bovegno l’uso del pascolo scrive “s’incanta il Monte de’ Roselli coll’onoranza del solito formaggio con patto di pascolarvi con cavalli e buoi”.
Ancora. Nell’inchiesta di Karl Czoernig per l’imperatore d’Austria Ferdinando I° del 1835/1839, a proposito della produzione casearia nell’alta Valle Trompia scrive: Nelle comuni dello stesso superiore distretto si fabbricano copiosamente butirro, formaggio, stracchini e altri prodotti di latte che si smerciano quasi per intero in Brescia, eccetto piccola porzione che si consuma in loco”. Queste testimonianze fanno emergere le antiche origini di questo formaggio il quale  è potuto arrivare fino ai giorni nostri  grazie ad una tradizione casearia di tipo montanaro ancora oggi presente soprattutto nei comuni dell’alta Valle.

Bella forma di Nostrano Valtrompia

Bella forma di Nostrano Valtrompia

Si tratta di un formaggio semigrasso a pasta extra dura derivato da latte crudo parzialmente affiorato e con l’aggiunta di zafferano, ottenuto da vacche di Razza Bruna alimentate con foraggio prevalentemente locale come imposto dal disciplinare. La zona di produzione comprende i Comuni della Valle Trompia fino alle prime colline di Gussago. Deve riposare in cantina per minimo 12 mesi prima di essere consumato.

Nostrano Valtrompia D.O.P

Nostrano Valtrompia D.O.P

Fino agli anni settanta il Nostrano era il prodotto caseario più diffuso nella città di Brescia. Era di dimensioni maggiori rispetto ad ora in quanto al tempo le mandrie erano più numerose e la quantità di latte da lavorare maggiore. La sua pasta color giallo oro tende al granuloso ed esprime al palato note sapide che col passare del tempo possono sfociare nell’amarognolo quasi piccante. Si consuma tradizionalmente in purezza a fine pasto o sulla graticola abbrustolito. Come aperitivo si sposa bene accompagnato da “Bollicine Franciacorta”.

Allo stato attuale i produttori che possono marchiare sono sei e precisamente:
1) Azd. Agr. Beltrami Mauro, Largo Parrocchia n. 33, Marmentino, Tel. 030.9228243;
2) Azd. Zanini Silvio, Via Maniva, Collio, Tel. 030.927292;
3) Azd. Agr. Mensi Adriana, Via Memmo n. 91, Collio, Cell. 334.8237331;
4) Azd. Agr. Pelizzari Daniele, Via 1850 n. 300, Sarezzo, Cell. 333.1239057;
5) Azd. Agr. Tanghetti Moris, Via Prati Magri, Bovegno, Cell. 339.1546694;
6) Azd. Agr. Zanolini Andrea, Via Memmo n. 60 /a, Collio, Cell. 333.4429774;

http://nostrano-valtrompia.it

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“BARCHE DI MONTAGNA”: IL FORMAGGIO CHE NON C’E’

Quando si parla di barche il pensiero corre subito al mare e ai pescatori. Le barche di cui invece voglio parlarvi si trovano in montagna e nella realtà sono semplicemente una località nel comune di Brione in provincia di Brescia.
Brione è un picccolo borgo che conta circa 700 abitanti residenti e che dall’alto dei suoi 600 m.slm. sovrasta le colline della Franciacorta dove viene prodtto il rinomato “bollicine” http://www.franciacorta.net/it/home/

Pergolato con pali di castagno

Pergolato con pali di castagno

Per secoli l’economia di Brione si è fondata prevalentemente sulle  attività tipiche dell’agricoltura di montagna: l’allevamento del bestiame, il taglio della legna per farne carbone, la raccolta delle castagne, la coltivazione di cereali, ma soprattutto di alberi da frutto (ciliege, amarene, mele e prugne).

Alberi da frutto

Alberi da frutto

Purtroppo, anche in queste zone, sebbene l’industria non ha avuto modo di svilupparsi il suo avvento ha comunque  cancellato  quella tradizione agricola che per decenni è stata l’unica fonte di sostentamento per molti. Infatti oggi la maggior parte dei brionesi vive soprattutto di lavoro pendolare, che gravita sulla città di Brescia e sulla vicina Valle Trompia.
Su queste alture, però, c’è ancora qualcuno che resiste.
C’é Claudio che insieme alla propria famiglia porta avanti un grazioso agriturismo dove poter degustare piatti tipici della tradizione gastronomica bresciana. Claudio, per la precisione, lo trovi nella stalla con la forca in mano mentre sparge  il fieno (rigorosamente sfalciato nei prati limitrofi) per i suoi animali: le vacche brune e le capre,  un po’ tibetane e un po’ camosciate.
Poi c’è Bruno, 35 anni e “mezzo avvocato”, che dismesso l’abito blu della settimana, il sabato infila gli scarponi e i vestiti che in città non son più di moda, per scappare dalla sue tre bionde dell’adamello che, come amanti esigenti, nella stalletta di Barche lo aspettano.

Capra bionda dell'adamello

Capra bionda dell’adamello

Bruno è l’autore nonchè unico produttore del “Barche di montagna”, un formaggio a latte crudo misto, semigrasso, del peso di circa 2Kg e che viene stagionato minino 120 giorni.
Per produrre “il Barche” Bruno raccoglie una ventina di litri di latte vaccino da Claudio il quale, sempre con il sorriso, gli fornisce anche un pò di panna, frutto dell’affioramento della munta del giorno precedente,  dal quale poter ricavare dello squisito burro di montagna.
Al latte vaccino Bruno vi aggiunge quello di capra e, uno volta portato il tutto alla temperatura di 36°, viene innestato il caglio liquido di capretto. A questo punto, la cagliata formatasi viene dapprima rotta – con la lama di coltello – in  cubi  aventi dimensione di una noce; viene lasciata riposare per circa dieci minuti per poi essere nuovanmente rotta a dimensione di chicco di grano. La caglaiata così rotta viene nuovamente scaldata alla temperatura di 38° per favorire ulteriormente lo spurgo del siero. Raggiunti i 38° gradi la cagliata viene tolta dal fuoco ed è pronta per essere messa nella fascera. Trascorsi due giorni in cui il formaggio è ripetutamente rivoltato si procede  alla salatura  rigorosamente a mano spargendo e massagiando con sale grosso prima una e poi l’altra faccia della forma. Il formaggio così prodotto, per poter  diventare “Il Barche di Montagna” deve ora riposare per almeno 120 gg. nella cantina. A partire dal sessantesimo giono la crosta viene raschiata una volta alla settimana  e oliata con olio di lino che gli conferisce il caratteristico colore ambrato.

Formaggio Barche di Montagna

Formaggio Barche di Montagna

L’unica nota stonata riguarda la quasi impossibilità di poterlo gustare dato il numero assai esiguo di forme prodotte le quali, il più delle volte, sono già vendute al momento della loro realizzazione. Ecco che così si spega perchè il ” Barche di Montagna è il formaggio che non c’è.

Formaggi di montagna

Formaggi di montagna