LIBRI

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Evento: Novanta giorni, diario di una stagione in alpeggio

“Novanta giorni: diario di una stagione in alpeggio” è il libro di FRANCESCO GUBERT nel quale racconta la storia vera di un’estate passata in montagna, di un viaggio fatto di sensazioni e di incontri, per imparare a resistere ma anche a saper cedere.

L’autore, classe 1984, laureato in scienze agrarie è Maestro Assaggiatore ONAF (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Formaggio) e si occupa di malghe e di agricoltura montana nonché di comunicazione dei prodotti tipici della montagna Trentina.

🗓PROGRAMMA
Ore 18.00: Proiezione del video “VALPIANA una malga nel Lagorai” della libera Associazione Malghesi del Lagorai (durata circa 20 minuti)

Ore 18.30: Presentazione del libro moderata da Bruno Bossini di Zona Alpi

ore 19.00: 😋Apertura di una forma di formaggio di Malga del Trentino e degustazione. Possibilità di acquistare il libro in loco.

📍LUOGO
Cascina Parco Gallo, via Corfù 102, 25124 Brescia

📌PREZZO
€.5,00 a persona

📞È GRADITA LA PRENOTAZIONE tramite Zona Alpi al n. 346.6001220 o all’indirizzo mail zonaalpiformaggi@gmail.com

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LA LEGGENDA DEI MONTI NAVIGANTI

Paolo Rumiz, giornalista e autore di  La leggenda dei monti naviganti (Feltrinelli, 2007), ci racconta in una sorta di diario il suo peregrinare tra monti, vette, passi, valli e genti montanare.

La leggenda dei monti naviganti

La leggenda dei monti naviganti

Il libro in realtà racconta due viaggi, ciascuno dei quali è dedicato a una delle due catene montuose che segnano la morfologia dell’Italia: le Alpi e gli Appennini.

Le Alpi nel 2003 e l’Appennino nel 2006 vedono l’autore percorrere oltre 8000 chilometri di strade, mulattiere, sentieri, non per la linea apparentemente più breve, ma perlustrando senza fretta, di qua e di la, tutto il territorio circostante.

Nel 2003, per la prima parte del suo viaggio, l’autore parte da Trieste per percorrere la catena alpina da Est a Ovest cercando ovunque storie di vita.

Con incedere lento, Rumiz, valica passi annotando sul proprio taccuino di viaggio i racconti narrati dalla gente che incontra; prima Mario Rigoni Stern, poi Mauro Corona e Walter Bonatti ci descriveranno la loro personale idea di montagna,  consegnandoci nozioni e cognizioni che costituiscono l’essenza stessa della vita quotidiana della gente montanara.

Nel 2006, invece, dalla Riviera di Ponente l’autore percorre a zig zag tutto l’Appennino sino all’Aspromonte, e lo fa a bordo di una simpatica e ansimante Topolino del 1953.

Riscoprendo valli e paesi quasi inimmaginabili, incontra Francesco Guccini e Vinicio Capossela che gli rappresentano un’Italia ben lontana da quella dei centri urbani fortemente antropizzati.

Anche sulla catena appenninica Rumiz si terrà alla larga dalle grandi direttrici autostradali cercando invece vecchie osterie e piccoli paesini, luoghi quasi dimenticati dal progresso tecnologico nei quali però si respira ancora una sana e autentica libertà.

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FORMAGGI d’ALTURA: una giuda tra gli alpeggi dell’arco alpino

L’avvicinarsi dei mesi estivi mi spinge a presentare una guida per chi, escursionista o semplice appassionato di montagna, intende ricercare emozioni autentiche. Si tratta di ” Formaggi d’Altura”, la guida scritta da Beppe Caldera ed edita da Vivalda Editori nel 2012.

Copertina

Copertina

Il lavoro in oggetto è unico nel suo genere in quanto nel recensire oltre centosettanta malghe ed alpeggi dell’arco alpino si pone come obbiettivo non solo quello di stimolare la voglia di trekking, ma intende fornire altresì le indicazioni necessarie per esplorare e ricercare formaggi d’autore. Infatti dovete sapere che i caci realizzati in montagna, pur essendo accumunati da elementi tecnici comuni (taglio della cagliata a chicco di riso, semicottura, uso di latte crudo), sono tra loro molto diversi, non solo da regione a regione, ma a volte perfino nell’ambito della stessa valle. Questa diversità è dovuta alle essenze erbacee di cui si nutrono gli animali che crescendo in maniera differente  da pascolo a pascolo donano ai formaggi sentori e profumi mai uguali. Nella guida i formaggi sono il filo conduttore di un viaggio che porta il turista alla riscoperta di un patrimonio culturale materiale e immateriale di cui la montagna è ricca; sarà così possibile ammirare l’architettura dei fabbricati d’alpe, riscoprire i vecchi utensili usati nella caseificazione, apprendere gli antichi saperi legati alla lavorazione del latte. L’escursionista potrà così dare al proprio viaggio oltre ad una valenza ludica anche educativa. Dal punto di vista grafico, per ogni alpeggio recensito vengono fornite informazioni in ordine alla sua ubicazione, alla tipologia di formaggio prodotto, al tipo di animali caricati (vacche, capre, pecore). Molto utili sono poi le indicazioni riguardanti le strade di accesso, i recapiti, le coordinate GPS e le indicazioni cartografiche. Con questi dati alla mano il turista potrà interpetrare più facilmente il modo dell’alpeggio consentendogli di avvicinarsi con curiosità e voglia di imparare. E’ con questo auspicio che invito tutti coloro che hanno a cuore la montagna e il suo patrimonio a intraprendere i sentieri che portano alle terre alte.

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I RIBELLI DEL BITTO. Quando una tradizione casearia diventa eversiva

Copertina originale

Copertina originale


Ribelli del Bitto è il libro scritto da Michele Corti, ruralista e professore di zootecnia presso l’Università degli Studi Milano, edito da Slow Food nel 2011, attraverso il quale è possibile ripercorrere la vicenda di un gruppo di produttori storici di formaggio Bitto che dalla fine degli anni novanta portano avanti una battaglia in difesa della sua identità: una identità fatta di tradizioni, di luoghi e di pratiche d’alpeggio talmente uniche da non poter essere trapiantate in nessun altro luogo.

E’ il 1995 quando al formaggio Bitto viene riconosciuta la D.O.P. L’ottenimento di tale riconoscimento porta con sé una novità sorprendente: l’area di produzione del Bitto, sino ad allora limitata ai pascoli della Val Gerola e della Valle di Albaredo nei pressi di Morbegno, viene allargata a tutta la Valtellina e, dunque, anche in zone dove tradizionalmente si produceva semplicemente il Valtellina Casera. Nasce così il Consorzio Tutela Valtellina Casera e Bitto.

Il primo provvedimento importante approvato dal neonato Consorzio (siamo nei primi anni 2000), sarà l’emanazione del nuovo disciplinare di produzione nel quale viene introdotto l’uso dei mangimi nell’alimentazione del bestiame e l’uso dei fermenti selezionati nella caseificazione.

Queste novità  saranno la causa scatenante della ribellione. I prodduttori storici del Bitto, lesi nella loro identità, si organizzeranno nel “Presidio del Bitto Storico” e, con l’aiuto di Slow Food, nel 2005, usciranno definitivamente dalla D.O.P.

Questa strategia eversiva porterà poi, negli anni successivi, alla nascita della Bitto Trading S.p.A., società sorta per commercializzare il bitto storico, e della casera/museo di Gerola Alta.>http://formaggiobitto.com

La lettura proposta, con stile d’inchiesta, consente al lettore appassionato di formaggi di costruirsi un pensiero critico in ordine alla Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.). Accanto alla storia dei ribelli che comunque rimane sempre sullo sfondo, risulta interessante la parte dedicata alle modalità di gestione dell’alpe e dell’alpeggio. Dalla lettura si comprende come tutte le figure impegnate ( i caricatori d’Alpe, il casaro, i bergamini), ciascuna con un proprio ruolo e con un proprio sapere, concorrano nella realizzazione di un formaggio unico che viene prodotto nei c.d. calécc ovvero le tradizionali costruzioni in pietra fissa coperte da un telo mobile che si trovano in prossimità degli alpeggi dove veine lavorato il latte appena munto delle vacche di razza Bruna e delle capre di razza Orobica.

Prezzo di copertina: €.14,50*